Giovedì 17 Ott 2019
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Breve storia di Udine

Popolato fin dall'epoca preistorica, il luogo sul quale sorge oggi la città di Udine fu probabilmente insediamento celtico; divenne abitato in modo più consistente in epoca romana, ma è nel 1223 che Udine diviene città vera e propria, quando il patriarca Bertoldo di Andechs vi fonda il mercato attraverso il quale inizia la rapida ascesa di Udine al titolo di città più importante della regione. Dal 1420, Udine diviene a far parte della Serenissima Repubblica di Venezia; l'influenza veneziana si fa sentire anche nella vita culturale ed artistica del tempo: la Loggia del Lionello (1448) in stile gotico veneziano, il castello (1517), la Loggia e il Tempietto di S. Giovanni (1533), il palazzo Antonimi realizzato su progetto di Andrea Palladio. Dopo un breve periodo di dominazione francese, la città nel 1813 passa sotto il dominio Austriaco. Il 26 luglio 1866, con l'arrivo delle truppe italiane, la città viene a far parte dello Stato Italiano e nel 1964 viene costituita la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.

Piazza S. Giacomo (Matteotti)

Piazza S. Giacomo è nota fin dal 1248 e chiamata "Forum novum" dai compilatori dei documenti medievali. Si compone di due aree contigue, di cui quella a occidente era chiamata "campo di giustizia" a motivo delle esecuzioni capitali che vi si tenevano. Il luogotenente Tommaso Lippomano nel 1486 diede assetto unitario all'insieme. Fece rialzare di due gradini la piazzetta a ovest, in cui l'acciottolato copre uno strato di sabbia che filtra l'acqua piovana e la convoglia in una cisterna di cui egli fece collocare la vera. La piazza vera e propria ebbe allora la platea rialzata di un gradino (ammattonato in origine, poi pavimentato con pietra piacentina tra il 1731 e il 1764, ripassato tra il 1781 e il 1783) e il lastricato nello spazio circostante. Fu allora regolamentata anche l'altezza e provveduto al decoro delle abitazioni prospicienti che, secondo il disposto della municipalità, dovevano essere ornate di pitture.

Storia del friuli

Il territorio friulano fu civilizzato fin dall'età del bronzo, come attestano recenti ritrovamenti archeologici, con la presenza di popolazioni di Veneti, nella pianura, e di Galli Carni, appartenenti alla famiglia dei Celti, nelle zone montane.

La progressiva espansione dei romani portò, nel 181 a. C., alla fondazione della colonia di Aquileia, che ben presto divenne il principale centro agricolo e commerciale della zona (anche grazie alla presenza di un'importante rete stradale che la collegava sia con il nord che con l'oriente), assumendo il ruolo di capitale della X Regio, in cui fiorì una raffinata produzione artistica e una vivace vita intellettuale, tanto che poté essere definita come la seconda Roma.

Nel corso del I secolo a. C. tutto il Friuli venne romanizzato e in particolare nel 52 a. C. furono fondati i municipi di Iulium Carnicum (Zuglio) e di Forum Iulii (Cividale), dal quale deriva il nome dell'intera regione.

A partire dal II secolo d. C. il Friuli fu oggetto di numerose incursioni da parte di popolazioni provenienti dall'est europeo, come i Quadi nel 167 e i Visigoti di Alarico nel 400, mentre nel 412 saranno gli Unni guidati da Attila a distruggere Aquileia, già in rovina a causa delle lotte per il potere imperiale, città che fin dalla metà del III secolo era divenuto uno dei più importanti luoghi della cristianità dell'Occidente.

Dopo la fine dell'impero romano, a partire dal 568, il Friuli conosce la dominazione dei Longobardi, che si insediarono a Cividale, dove crearono il loro primo ducato italiano, una popolazione che si convertì al cristianesimo solo nel 670.

In seguito la regione conobbe nuove incursioni provenienti dall'est, come quella degli Slavi che nel 705 distrussero Iulium Carnicum (Zuglio).

Con la fine della presenza longobarda, a seguito della sconfitta da parte dei Franchi nel 794, il Friuli visse un periodo di grave incertezza politica, subendo nel corso del IX secolo ben 9 incursioni da parte degli Ungari, finché nel 952 gli Ottoni di Germania stabilirono il loro dominio sulla regione.

Nel frattempo la presenza e l'influenza dei patriarchi di Aquileia si andava sempre più rafforzando, divenendo ben presto un essenziale punto di riferimento, non solo religioso ma anche politico, dando pure vita ad importanti iniziative di carattere artistico, come la riforma della basilica paleocristiana di Aquileia durante il patriarcato di Poppone tra il 1019 e il 1042.

Uno snodo storico di fondamentale importanza fu l'investitura feudale che l'Imperatore concesse nel 1077 al patriarca di Aquileia, il quale divenendo vassallo degli Ottoni ottenne un concreto potere temporale, trasformando il territorio friulano in un'entità autonoma e ben definita all'interno dell'Impero germanico.

Nasce così un vero e proprio Stato, dotato di un parlamento e di una propria struttura politica di tipo feudale, il cui retaggio è ancor oggi presente e vivo tra i friulani.

Alla metà del Milleduecento al partito Ghibellino subentra, con il patriarcato di Gregorio di Montelongo, la parte Guelfa, allontanando perciò lo stato patriarcale dall'ambito imperiale per avvicinarlo all'influenza papale.

Si trattava di un evidente sintomo della presenza di forti contrasti all'interno della nobiltà locale (nel 1350 il patriarca Bertrando fu assassinato dalla fazione rivale), tanto da far indebolire la stessa struttura statale.

Una situazione questa che contribuì alla fine del potere temporale del Patriarca, sancita dalla conquista da parte dei veneziani nel 1420.

Il primo secolo della presenza veneta è caratterizzato dalla difesa del territorio, confine orientale della Serenissima, dalle invasioni turche e successivamente la regione è terreno di scontro tra Venezia e l'Impero, con le guerre del 1508-23 e del 1615-17.

Nel corso della dominazione veneziana la città di Udine (il cui nome è documentato per la prima volta nel 983) acquista un rilievo sempre maggiore, dal punto di vista politico, sociale e culturale, divenendo quindi la capitale del Friuli, ospitando le sedi del Patriarcato e del Luogotenente veneto.

Il XVIII secolo vide la successione di due avvenimenti di portata epocale per il Friuli: nel 1751 la soppressione del Patriarcato di Aquileia, con la creazione delle arcidiocesi di Udine e Gorizia, e nel 1797, a seguito dell'invasione napoleonica, la fine della dominazione veneziana e l'inizio di quella austriaca.

Nel 1805 i francesi rioccuparono la regione fino al 1813 quando rientrarono gli austriaci, i quali mantennero la loro presenza fino al 1866, allorché il Friuli venne annesso al Regno d'Italia e fu istituita la Provincia di Udine.

La I guerra mondiale segnò drammaticamente la storia locale, lasciando molti segni delle sanguinose vicende belliche, come avvenne pure durante il secondo conflitto mondiale.

Nell'immediato dopoguerra il Friuli era caratterizzato ancora da un'economia prevalentemente agricola e da una forte emigrazione (le comunità friulane nel mondo sono numerose e assai orgogliose delle loro origini), ma in seguito conobbe un sempre maggiore sviluppo, del quale è stato protagonista il mondo artigiano e quella della piccola e media impresa.

Il 6 maggio del 1976 il territorio della Provincia di Udine conobbe un disastroso terremoto, che fece oltre mille vittime e produsse enormi distruzioni (così com'era accaduto con il sisma del 26 marzo 1511); tuttavia grazie alla volontà della sua gente il Friuli seppe trarre da quel tragico evento la forza per un ulteriore sviluppo sociale e culturale.


La Provincia di Udine nasce nel 1797 come dipartimento di Passariano, istituito da Napoleone Bonaparte dopo la conquista della Patria del Friuli. Nonostante il nome del dipartimento, mutuato dalla residenza dogale nelle campagne del Medio Friuli, Udine è stabilmente il capoluogo di una entità territoriale che non fa fatica a imporsi anche nei successivi sistemi politici. Sia con gli austriaci nel Regno Lombardo Veneto, nella prima metà dell'Ottocento, sia con gli italiani a partire dal 1866, la Provincia di Udine o del Friuli diviene amministrativamente una realtà consolidata.

Retta prima da un Prefetto, emanazione del potere centrale, poi da un Capitano e di nuovo da un Prefetto, la Provincia vede nascere degli organi consultivi, espressione per lo più del notabilato locale, che sono all'origine dell'attuale rappresentanza democratica dei cittadini. Nel corso dell'Ottocento, l'Ente interviene in numerosi campi economico-sociali in maniera determinante e avvia lo sviluppo di un territorio vasto e disagiato, depauperato da una vasta emigrazione nonché da una sfortunata serie di eventi storici e naturali. Udine e la sua Provincia si fanno conoscere durante la prima guerra mondiale, quando la città sarà sede del comando supremo dell'esercito italiano e, dopo Caporetto, verrà invasa dalle truppe austro-tedesche.

L'Ente - divenuto, con l'evoluzione amministrativa del primo dopoguerra, Deputazione provinciale - si presenta come riferimento per le amministrazioni locali e avvia una politica nuova, interrotta dalla ventennale esperienza autoritaria. Nel secondo conflitto mondiale, in una realtà lacerata dalla occupazione e dalla guerra civile, è nata una Provincia nuova, che ha saputo promuovere uno sviluppo autentico, pur muovendo da ridotte competenze.

L'elezione democratica della rappresentanza provinciale, sulla base di collegi uninominali, ha rafforzato il legame con il territorio che, nel corso degli anni, è andato modificandosi. Dopo la prima guerra mondiale ha aggiunto infatti il mandamento di Cervignano , cedendo poi nel 1968 la Destra Tagliamento alla neonata Provincia di Pordenone. La creazione della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, nel 1963, non ha fatto venir meno l'identificazione dei cittadini con la Provincia di Udine, anzi l'ha rafforzata, come ha dimostrato la positiva prova offerta durante l'emergenza e la ricostruzione in seguito ai terremoti del 1976. Con la riforma degli Enti Locali, la Provincia di Udine è impegnata nel ricoprire un ruolo di coordinamento dei 137 comuni con funzioni di programmazione e di promozione di attività culturali, sociali, di tutela ambientale, di sviluppo territoriale.

L'efficacia amministrativa, l'ammodernamento delle strutture viarie, l'assunzione di una identità specifica nell'ambito degli Enti Locali pongono la Provincia di Udine al ruolo di referente privilegiato dei cittadini a livello.

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